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Un milanese entra in un bar del sud e chiede un caffè. Dopo averlo bevuto, chiede al barista:
"Uhè, terùn, quant'è?".
"Un euro, signore".
Il milanese estrae dalla tasca venti monetine da cinque centesimi e le lancia una per una in varie direzioni, una nell'insalatiera, un'altra dietro le bottiglie, un'altra ancora nel bicchiere di un vicino, e così via. Poi se ne esce ghignazzando.
Il barista s'incazza, ma con la scusa che il cliente ha sempre ragione trattiene la sua ira, si arma di pazienza e raccoglie le monetine.
L'indomani, il milanese si ripresenta:
"Uhè, terùn, un altro caffè".
E la situazione si ripete: dopo aver bevuto, il milanese lancia le monetine dappertutto e se ne va. Il barista sbuffa indispettito, raccoglie le monetine e pensa a come vendicarsi.
Il giorno successivo il milanese si ripresenta ancora. Il barista lo osserva vigile e con lo sguardo vendicativo.
"Uhè, fammi un caffè, terùn".
Il barista lo serve, attento ad ogni mossa e pronto a reagire. Il milanese beve, mette la mano in tasca e stavolta si accorge di non avere abbastanza monetine, così estrae una moneta da due euro e la poggia sul bancone. Il barista non crede ai suoi occhi, finalmente ha l'occasione per vendicarsi. Prende dalla cassa cento monetine da un centesimo e le getta dappertutto. Poi con un sorriso sarcastico e soddisfatto dice:
"Ecco il suo resto, signore".
Il milanese, per nulla indispettito, risponde con aria calma:
"Oh, non importa. Fammi una altro caffè, va, terùn".
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